PD, TROPPE RISSOSITA’. LA GENTE NON CAPISCE

Posted: 12 gennaio 2010 in pd, PENSIERI in libertà, POLITICA
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Il PD e il suo rapporto con i militanti. Il ruolo di Bersani che deve rilanciarsi
“Il tempo di Berlusconi sta scadendo. Resiste ma non ha più nulla da dire”

La politica di Bersani è giusta e io la condivido. Rifletto però sul fatto che parte della nostra base militante è molto confusa e assiste quasi smarrita a questo spettacolo indecente di personalismi e di rissosità. Rischiamo di segare il ramo su cui siamo tutti seduti. Il problema che mi assilla è come si forma il pensiero del nostro popolo: e chi lo forma. Che rapporto c’è tra dirigenti e diretti? Non sto svolazzando nel mondo astratto dei pensieri. Parlo del cuore vero della politica per una forza che voglia essere autonoma rispetto al modo come il potere (comprese le tv e i giornali) detta l’agenda politica. Sbaglia chi alza le spalle e pensa che, dopotutto, sono le decisioni del vertice quelle che contano perché alla fine, come diceva De Gaulle, “l’intendenza seguirà”. Forse non ci rendiamo conto del punto a cui è arrivato il distacco (e il disprezzo) della gente per la politica. L’intendenza non seguirà se non capisce. La mia domanda a Bersani è allora questa: quanto regge la democrazia italiana senza un partito più unito e più militante? E come si forma un simile partito senza il collante di una forte e chiara idea di sé e del suo ruolo?
“State facendo di Casini il campo della sinistra italiana”, mi ha detto un “compagno” con sangue agli occhi. Ecco: il fatto che il dibattito politico nel Pd sia sceso a questi livelli è per me la cosa più preoccupante Mi chiedo se ci rendiamo conto di quello che sta succedendo. Se vediamo i segni di un collasso possibile della democrazia repubblicana: la nascita di un razzismo feroce, il dominio delle mafie su intere regioni mentre il Parlamento non fa più le leggi ma passa i decreti del governo, un ministro leghista che controlla il ministero dell’Interno. E se quindi non vediamo il compito (e il ruolo) che sta davanti a noi.
Io sbaglierò ma penso che il tempo di Berlusconi stia scandendo. Il Cavaliere resisterà ,a non ha più nulla da dire. E’ tempo quindi che entri in campo il nostro nuovo leader nazionale: un uomo libero e forte come Bersani il quale, prima di tutto, ridefinisca il problemi enorme, senza precedenti sul quale l’Italia si sta giovando il futuro. E’ il fatto, come ci ricorda il Financial Times, che siamo alla “fine di 500 anni di ascesa dei paesi europei e davanti a noi c’è un lungo e tormentato periodo di aggiornamento geo-economico e geo-politico”. Ecco ciò che penso io. Penso che la questione dello Stato e dell’unità nazionale si è riaperta per la ragione profonda che è venuto in discussione il posto dell’Italia nella nuova divisione internazionale del lavoro. E penso che questo non è un problema economico ma il vero banco di prova del ceto politico che dirige la sinistra italiana.
Questa sfida non può essere affrontata senza ripensare in modo radicale il futuro del Mezzogiorno, e ci9oè il ruolo nel nuovo quadro internazionale di un paese così duale. Ricordiamoci che se un certo Veneto sogna la Baviera anche le mafie e le camorre sono diventate dei grandi network internazionali, sempre alla ricerca di nuovi territori. Non dice nulla la tragedia di Rosarno? C’è ancora lo Strato italiano in Calabria? Ecco perché bisogna fare le riforme. Lo impongono i problemi che minacciano la sorte degli italiani. E sono quei problemi che danno ragione a Bersani: non si risolvono senza costruire una alleanza larga.
Facciamo bene a cercare accordi anche con Casini ma è chiaro che l’obiettivo è quello di ridare voce a milioni di persone, operai, lavoratori, imprenditori, giovani senza i quali non contiamo nulla. Ed è per fare questo che dobbiamo rompere la gabbia in cui noi stessi ci siamo cacciati con riforme sbagliate il cui risultato ormai tutti vedono:; un uomo solo al comando e quindi non per caso il più ricco è colui che ha il m,monopolio della tv. Perché questo è il sistema, bellezza. E’ il plebiscito che consente la scelta di questo signore che con il 38% dei voti al suo partito (ma bisognerebbe togliere quelli di Fini) nomina i parlamentari, ottiene la maggioranza assoluta, vara le leggi ad personanm. In un sistema come questo come potevamo vincere noi?

Ecco il “senso di questa storia”. Bersani – pur circondato da ostilità e presunzioni personalistiche al limite della imbecillità – sta cercando di aprire varchi in questo blocco di potere. Il bello è che ci sta anche riuscendo, essendo ormai in atto dal Veneto alla Sicilia a Roma il formarsi di nuovi schieramenti per il “dopo”. Quale sarà l’esito? Non buono se noi restiamo inchiodati alle nostre beghe. Il terremoto è forte. Senza una idea anch’essa forte, un partito come questo può anche decomporsi.

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