di FILIPPO CECCARELLI (La Repubblica 6 ottobre 08)
E dunque: la Gelmini dalla Perego, su Canale5, Brunetta da Giletti e Schifani da Monica Setta, sempre su Rai1. Così, tra “Questa domenica” e “Domenica In”, è stata comunque una domenica d´intrattenimento molto berlusconiano.
Certo assai densa di berlusconiani, e adesso rimane solo il dubbio di quanti altri se ne sarebbero potuti vedere se Berlusconi non avesse sconsigliato i suoi dall´andare in tv. Poi l´ascolto televisivo, si sa, è spesso distratto, frammentato e quindi politicamente sterile. Magari ci si fissa sugli occhialetti della Gelmini o sull´acconciatura di Brunetta, sull´abbigliamento o le mossette dei conduttori, con il che i contenuti passano in secondo piano e la piena consacrazione del potere ? che è il mezzo e il fine di queste trasmissioni di norma piuttosto noiose ? funziona e non funziona, oppure se ne va felicemente a ramengo. Da questo punto di vista è probabile che i telespettatori della domenica non abbiano fatto alcuna differenza tra i due ministri berlusconiani e un presidente del Senato certamente e temerariamente più berlusconiano di quanto il suo rango istituzionale gli dovrebbe consentire.
Per cui ieri Schifani ha regalato alle cronache politiche un affondo contro Veltroni che reggerà, se va bene, 24 ore, anzi meno perché poi, “al fine di evitare fraintendimenti” come con felice formula ha fatto scrivere all´ufficio stampa del Senato, si è subito pentito. Ma siccome la tv è soprattutto spettacolo e fantastica evocazione di cose luoghi e individui, c´è da credere che il pezzo forte, il punto alto e il momento magico della sua “ospitata” pomeridiana sia stato quando, con mite orgoglio e astuto candore, il presidente del Senato ha detto: “Berlusconi ama la sua villa in Sardegna e io attraverso le mie spie ? sorrisino ? cerco di sapere quali sono le piante che mancano al suo parco così da potergliele regalare. Per questo il Cavaliere mi ha detto di aver ribattezzato un pezzo di quel parco con il mio nome”.
Ora. Non si starà qui a farla troppo lunga sul tramonto delle figurearbitrali. Non perché sia un argomento immeritevole, nella sua più che evidente gravità, ma perché altro, nell´odierna circostanza, impone il format politico istituzionale della domenica berlusconiana. E dunque, per meglio inquadrare l´exploit di Schifani e quel che c´è dietro, occorre sapere che la natura meravigliosa della Sardegna, l´indubbia passione botanica del Cavaliere e le risorse narrative e performative che egli riserva a Villa La Certosa e al suo splendido parco, ecco, tutto questo si connota come il terreno da sempre più adatto all´omaggio cortigianesco e a una rappresentazione del potere che non di rado sconfina in un ambito per così dire fantozziano.
L´altro giorno è stata intitolata a Veronica una nuova rosa. E passi. Ma la settimana prima il presidente del Consiglio aveva ricevuto in dono da uno dei suoi collaboratori una specialissima automobile Fiat Cinquecento Jolly Mare, “per rendere più agevoli gli spostamenti del Cavaliere in Sardegna” si era potuto leggere, con pudica risonanza.
C´è ormai tutta una leggendaria pubblicistica sugli inviti, le vacanze, le adulazioni, gli accostamenti ai supposti capricci e alle pretese debolezze del sovrano per ingraziarselo. Chi si è dovuto sorbire giorni di digiuno o riso bollito, chi ha dovuto imparare a memoria l´intero repertorio di Apicella. Sulle tribolazioni dello jogging presidenziale, ai tempi, esistono testimonianze anche fotografiche, la più significativa è quella di Emilio Fede che rovina in terra. Di Tremonti, presentatosi alla corsa rituale con scarponcini inadatti, ancora si tramandano le atroci vesciche?
Ma per tornare ai doni di Schifani, la storia più bella riguarda proprio il rifornimento di piante, che poi per la massima parte sono cactus. Una magnifica collezione di 2.500 esemplari già visitata dalle scolaresche e che un giorno il presidente pensò di poter addirittura nazionalizzare. Ebbene, una calda mattinata lì sbarcò il banchiere Giampiero Fiorani, personalmente recando in braccio un raro e spinosissimo cactus di 42 chili. Lo fecero attendere, ma lui era in un tale bagno di sudore che cominciò a spogliarsi. Quando era in mutande, apparve a ringraziarlo Berlusconi, “ecco come mi haridotto Tremonti: in mutande” gli disse lui – e qui la storia si chiude.Forse alla Certosa c´è un pezzetto di giardino dedicato pure all´ex patron della Banca popolare di Lodi.
Forse Schifani voleva solo risultare umano e simpatico al grande pubblico della domenica. Forse c´è perfino riuscito, agli occhi di alcuni telespettatori. Ma per diversi altri la sua esibizione è sembrata una conferma: non è stato eletto presidente del Senato per la sua indipendenza.Dice: sai che sorpresa! Appena eletto al vertice di Palazzo Madama, era già a Palazzo Grazioli, che ci si poteva aspettare da Schifani? È il padre (adottivo, in verità) del primo lodo salva-premier; e per seguire i ritmi notturni di Berlusconi, nell´inverno 2002 finì eroicamente al pronto soccorso. Durante la guerra del Golfo il ministro Cult della propaganda dell´Iraq, Al Sahaf, fu detto per scherzo “lo Schifani di Saddam”. Su giusto consiglio del Cavaliere si è pure tagliato il riportino – ma la più sobria pettinatura non gli impedì di andarsi a prendere una torta in faccia al Bagaglino, per giunta in coppia con Di Pietro.Insomma, anche se la speranza è l´ultima a cedere, il presidente del Senato non è esattamente autonomo. Succede. Ma a differenza dei ministri che ieri hanno occupato la domenica televisiva berlusconiana, non si capisce tanto bene che convenienza abbia Schifani ad attaccare Veltroni, per poi pentirsi, ma soprattutto a mettere in scena la sua condizione di donatore istituzionale di cactus.
