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Se le primarie del Partito Democratico si svolgessero oggi, a vincerle sarebbe Pierluigi Bersani, almeno secondo il sondaggio effettuato da Ipr Marketing sullo stato di forma dei tre candidati alla segreteria nazionale del Pd.

Se le percentuali dovessero essere confermate l’ex ministro dello Sviluppo, forte del suo 54% dei consensi, dovrebbe avere vita facile sul segretario uscente Dario Franceschini, staccato di 19 lunghezze. Nessuna speranza, sempre per i sondaggisti dell’istituto diretto da Antonio Noto, per Ignazio Marino che supera appena la doppia cifra fermandosi su un modesto 11%.

Ai sostenitori della prima mozione che, secondo le rilevazioni Ipr, sono per lo piu’ over 35, dipendenti e pensionati, il dato di Bersani mette evidentemente le ali ai piedi. A frenare gli entusiasmi un po’ di tutti ci pensa, pero’, il dato sull’affluenza. Soltanto uno striminzito 8% dell’intero elettorato italiano, infatti, dichiara che partecipera’ all’elezione del nuovo segretario, spia – secondo i sondaggisti – dell’ormai scarso appeal che le primarie hanno sul popolo del centrosinistra.

linee politiche e programmatiche del Candidato a Segretario del PD Umbria, Lamberto Bottini

IDEE PER IL PD E PER L’UMBRIA

Umbria XXI secolo: una “narrazione” per aprire un nuovo orizzonte riformista

Il nuovo secolo ha chiuso un ciclo della storia mondiale: sta crollando definitivamente il disegno di governare in maniera oligarchica il mondo globalizzato attraverso il liberismo ed un mercato finanziario senza vincoli. Le disuguaglianze della società, gli squilibri del mondo, la sostenibilità ambientale del pianeta: sono grandi sfide globali che investono l’Italia e la nostra Umbria. Occorre definire un nuovo orizzonte, elaborare una cultura riformista nuova, costruire una fisionomia politica ed ideale di un partito capace di misurarsi con queste sfide. 

La crisi della sinistra in Italia ed in Europa ci impone di aprire un nuovo orizzonte.

Non basta più il buon governo delle nostre amministrazioni e della regione ma occorre “chiamare in campo” la grande politica: quella capace di pensare, di coinvolgere gruppi sociali, di mettere in movimento persone, di indicare percorsi, di costruire risposte ai nuovi bisogni, quella politica capace di suscitare emozioni e passioni, di mobilitare un popolo e non solo un ceto politico.

Il PD in Umbria deve saper raccogliere questa sfida della “grande politica”, andando oltre il governo e la gestione della cosa pubblica, imprimendo un’accelerazione alla definizione di un nuovo orizzonte riformista visibile anche nella rappresentanza politica.

Oggi come ieri ci confrontiamo con il tema dello “sfruttamento”: delle persone, dei lavoratori, del territorio, delle risorse naturali, delle conoscenze e del sapere.

Oggi come ieri dobbiamo tenere insieme uguaglianza e libertà, diritti e opportunità, autonomia degli individui e giustizia sociale.

C’è chi vuole scommettere sul futuro e chi difendere l’esistente, anche in Umbria.

Vorremmo dare voce ai primi, sostenere chi non rinuncia a scommettere, oltre una stanca declinazione della “modernizzazione”.

Talento, merito, creatività, innovazione, ricerca: nelle imprese, nelle professioni, nell’università, nella società sono gli ingredienti necessari per scommettere sul futuro dell’Umbria.

La politica ed il PD in Umbria devono saper raccogliere la sfida dell’innovazione, ma alleandosi con i ceti popolari e con le forze produttive più dinamiche della società.

La crisi economica che ha investito il mondo ed anche l’Umbria ci apre comunque un nuovo scenario, riguardante la redistribuzione della ricchezza, la modifica dei consumi e degli stili di vita, le nuove domande dei cittadini: la crisi ha in parte già cambiato il modo di essere stesso della società.

Servono dunque solide basi ideali, culturali, ma anche programmatiche su cui “fondare” il PD, anche in Umbria.

Il congresso regionale, contestualmente a quello nazionale, deve essere l’occasione concreta per costruire “solide basi” al nostro progetto politico, preferendo al facile nuovismo mediatico la più faticosa e suggestiva strada di una ricca elaborazione culturale, ideale e programmatica indispensabile per un partito radicato e di popolo.

L’Umbria “regione globale” in Italia, in Europa e nel mondo

La crisi mondiale ha modificato gli equilibri, le gerarchie e le posizioni di egemonia spingendo a costruire relazioni e progetti innovativi che potrebbero portare ad un nuovo sistema di regole per l’umanità. L’Europa non sta recitando appieno la sua parte a livello internazionale e stenta a trovare una dimensione che sia più incisiva nelle politiche di sviluppo mondiale.

L’Italia, in questa situazione, rappresenta nella UE uno dei punti di maggiore debolezza: è un paese a più velocità, che vive di contraddizioni che hanno fatto smarrire le radici comuni e indebolito il senso dello Stato. E’ uno dei paesi in cui si registra una cattiva distribuzione della ricchezza, una maggiore disuguaglianza, una  stagnazione nella mobilità sociale ed un progressivo depauperamento del welfare.

L’Umbria, in questo contesto, pur risentendo degli effetti della crisi, continua a presentare una buona coesione sociale e più contenute differenze di reddito e di accesso ai servizi rispetto ad altre regioni d’Italia.

Anzi a fronte di una crescita della povertà assoluta e relativa delle famiglie in Italia, l’Umbria è la regione che nel 2008 registra il maggior calo dell’indice di povertà tra tutte le regioni italiane ed anche del centro nord.

La crisi e la fase di recessione che si è aperta ha reso evidente a tutti quello che in parte già era una realtà: i processi economici, finanziari, sociali, culturali hanno sempre più una dimensione globale. Le città contemporanee, di qualunque dimensione (piccola, media o grande), i territori vivono sicuramente di attori e presenze locali ma sempre più questi innescano reti, relazioni, azioni anche su scala mondiale e viceversa.

I fenomeni immigratori e migratori, le dinamiche innovative delle imprese e degli attori economici, le eccellenze delle produzioni materiali ed immateriali, lo sviluppo della società della conoscenza, la rivoluzione informatica e le alte tecnologie connesse all’informazione e alla conoscenza, la globalizzazione del credito e della finanza,  l’internazionalizzazione di imprese e centri di ricerca fanno anche di piccole realtà, di territori locali  attori di dimensione globale.

E’ per questo che la sfida alla cultura tradizionale molto dipenderà dalla capacità di “leggere” la ricchezza e l’articolazione di un territorio offrendo luoghi di decisione e strumenti di governo in grado di tenere conto dei diversi attori in campo.

Anche per l’Umbria si pone l’esigenza di trovare risposte alla crisi da un lato e dall’altro di costruire nuove politiche per il futuro: il territorio è ricco di talenti, innovazioni, cultura imprenditoriale ma occorre anche una coalizione virtuosa di tutti gli attori per reggere l’urto, evitare che la recessione cancelli definitivamente una parte di sistema produttivo regionale, sostenere adeguatamente il reddito delle famiglie e dei lavoratori più fragili, rafforzare la coesione sociale.

Ed anche se può sembrare molto difficile, bisogna già pensare “il dopo”.

Bisogna evitare una risposta di “chiusura”, difensiva dell’esistente, che guarda dentro e non fuori. Occorre ripartire dal territorio ma pensare all’Umbria come “regione globale”.

Il PD in Umbria promuove nuove politiche pubbliche per regolare lo sviluppo ed assicurare la sostenibilità, per sostenere la crescita accompagnata da qualità sociale e redistribuzione delle risorse. Lo scenario che si ha di fronte, nel corso della crisi e della recessione, è quello di un’Umbria irrobustita nel recente passato, ma con elementi evidenti di fragilità e con il preoccupante impatto delle dinamiche congiunturali negative che colpiscono le aree più dinamiche della regione in quanto più esposte all’internazionalizzazione e all’export.

Non è dunque fuori luogo, guardare comunque avanti, stando dentro le strategie della ripresa dell’Europa.

Mettere la questione del lavoro al primo posto. La crisi ci ha mostrato il volto diseguale, di una ristretta aristocrazia economica che si è arricchita sempre più con la rendita  ed una parte estesa di classi medie, di lavatori che si sono molto impoveriti lavorando.

Un Piano europeo per il lavoro come strumento condiviso e accompagnato da politiche pubbliche per la crescita economica, lo sviluppo sostenibile, una ristrutturazione del sistema bancario, del settore manifatturiero.

Nella regione ci sono imprese del cosiddetto “quarto capitalismo”, poli di innovazione già oggi visibili ed in grado di indicarci un percorso su cui investire con politiche industriali adeguate.

Dobbiamo competere con altre aree e regioni del mondo non certo sulla riduzione del costo del lavoro, ma sulla tecnologia, la ricerca, l’innovazione, la qualità dei prodotti e delle produzioni. Una competizione nella quale devono poter e saper stare non solo le grandi imprese ma anche la rete delle PMI.

Il PD in Umbria, come grande forza democratica e progressista, assume quella sfida impegnativa legata alla crisi, ai cambiamenti climatici, al consapevole utilizzo delle risorse che vede in prima fila le forze democratiche nel mondo.

“Green economy” è dunque la grande “rivoluzione”: nuove produzioni, ricerca scientifica e tecnologica, innovazioni produttive, nuovi consumi e cambiamenti negli stili di vita, diffusione di conoscenze e di buone pratiche. Per l’Umbria significa investire sulla ricchezza territorio, sulla sostenibilità della crescita e dello sviluppo: dalla tutela della risorsa acqua alle politiche energetiche, dalla qualità ambientale alla riconversione verde della grande industria, alle moderne infrastrutture tecnologiche ed informatiche, dalla qualità e sostenibilità delle produzioni agroalimentari di qualità all’industria ad elevato contenuto di ricerca ed innovazione.

Il territorio diviene per l’Umbria il laboratorio di un nuovo sviluppo: la qualità delle città e dei centri storici, il valore del patrimonio rurale anche edilizio, le filiere produttive delle energie rinnovabili, la qualità e filiera, spesso di eccellenza, dell’agroalimentare umbro, la fruibilità del patrimonio storico-artistico composto da una diffusa rete di beni culturali, lo sviluppo di poli di ricerca e di innovazione sono elementi per guardare anche al futuro della regione.

L’Umbria è già oggi “regione globale” perché lo sono molti attori, nelle imprese, nelle professioni, nella ricerca, nella finanza, nelle produzioni. Ma l’Umbria deve anche riprendere il filo di una nuova “narrazione”, capace di declinare il tema del lavoro e della dignità del lavoro, della responsabilità sociale dell’impresa verso l’ambiente, verso i lavoratori e verso i cittadini, che sceglie e costruisce un nuovo welfare dei diritti, di piena cittadinanza sociale, capace di accompagnare la vita più lunga dei cittadini e di irrobustirsi là dove è più forte il bisogno di “protezione e promozione sociale” (infanzia, giovani lavoratori, precari, persone non autosufficienti, disoccupati, famiglie).

L’Umbria è luogo antico di alta formazione con le sue Università, con i centri di ricerca, con alcuni più recenti poli di innovazione: oggi serve però dare centralità ai luoghi della formazione, del sapere, della ricerca scientifica e tecnologica. Qui l’Umbria può davvero passare dalla tradizione all’eccellenza se saprà dare centralità agli investimenti pubblici e privati in sapere, conoscenza, cultura. L’Umbria sarà regione del XXI secolo se riuscirà ad attrarre sul territorio le competenze, le intelligenze, i talenti di pensiero anche scientifico e tecnologico non solo per lo sviluppo del territorio ma anche come luogo in cui strutturare centri di eccellenza.

Nell’Umbria del dopo crisi è indispensabile affermare e praticare un’idea di sviluppo integrato che sappia tenere insieme le politiche di pianificazione territoriale, di uso responsabile del territorio e dell’ambiente, e di programmazione economica.

Un’idea di sviluppo che governi le spinte centrifughe favorendo le forme di cooperazione nell’area vasta del centro Italia anche attraverso le grandi direttrici viarie e ferroviarie e la valorizzazione delle infrastrutture ambientali come la catena appenninica, il Tevere e il Lago Trasimeno.

Un’idea che selezioni e valorizzi i progetti industriali innovativi a forte valore aggiunto e contenuto tecnologico del patrimonio imprenditoriale. A cominciare del patrimonio imprenditoriale della nostra regione, che è una risorsa positiva, fatta da piccole imprese, artigiane, medie imprese che hanno investito in innovazione e ricerca e sono stati capaci di costruire reti d’impresa e di stare nelle sfide mondiali; multinazionali di cui va rafforzato il radicamento territoriale, agendo su reciproci vantaggi.

I poli di innovazione dell’aerospazio, dell’automotive, meccatronica, energie rinnovabili, la filiera della chimica verde sono progetti che già oggi legano ricerca e formazione, università, nuova manifattura, forme rinnovabili, la filiera della chimica verde sono progetti che già oggi legano ricerca e formazione, università, nuova manifattura, forme innovative di finanza.

Le politiche pubbliche devono essere capaci di accompagna questi progetti di innovazione, superando ogni tentazione dirigista ed interpretando una moderna sussidiarietà.

Un’idea che consideri strategico il legame tra il sistema universitario scolastico e formativo, il mondo delle imprese e le politiche territoriali al fine di promuovere occupazione qualificata che faccia crescere la produttività e i salari. Le migliori professionalità e intelligenze devono trovare opportunità nell’Umbria dei nuovi lavori e della conoscenza.

Il  partito che faremo: utile all’Italia, utile alla democrazia

Il primo congresso del nostro partito ci chiama a compiere scelte decisive per il futuro. La crisi economica mondiale sta mettendo fine alla stagione del liberismo incentrato sulla finanziarizzazione dell’economia, sta modificando le relazioni tra le diverse aree del mondo. La fragilità della democrazia italiana ha bisogno di una grande forza democratica e progressista che sia forza “coalizzatrice” per guidare l’opposizione oggi e il Governo domani, che sia in grado non solo di competere ma di vincere. Tutto questo contribuisce a rendere il congresso del Partito Democratico un appuntamento importante per l’Umbria e per il futuro dell’Italia in Europa e nel mondo.

Le idee per il PD e per l’Italia con le quali Pierluigi Bersani si candida  a guidare il Partito, in questa fase particolarmente incerta della vita interna del partito e della situazione politica italiana, forniscono un’analisi rigorosa dei problemi che abbiamo di fronte, delle ragioni delle nostre sconfitte e una chiara prospettiva culturale e politica per il nostro ruolo nel futuro della democrazia italiana e della vita del Paese.

Il confronto politico e programmatico del congresso, tra le diverse mozioni congressuali, noi lo consideriamo un arricchimento per il PD: tutti noi, con le nostre storie, culture, saperi, competenze, speranze, con l’impegno e la passione politica che sapremo esprimere anche nelle varie posizioni congressuali, siamo chiamati a rispondere “insieme” alle difficili sfide che ci propone il passaggio d’epoca che stiamo vivendo.

Dobbiamo avere il coraggio politico di raccogliere la sfida e dobbiamo essere all’altezza del compito impegnativo.

Abbiamo la responsabilità di interpretare la fiducia di milioni di italiani che ripongono in noi, nel Partito democratico,  la speranza di costruire non solo un’alternativa di governo alla destra italiana, ma anche una società migliore, più giusta, più solidale, più aperta, più plurale, più libera.

Dobbiamo partire dai problemi dei cittadini, dalla loro vita, dalle loro domande di lavoro, di sicurezza, di tutela sociale, di diritti di cittadinanza. Dobbiamo incontrare anche i sogni, i progetti, le speranze di tanti uomini e donne di questo nostro Paese che non rinunciano a scommettere su un futuro migliore per sé e per i propri figli. Dobbiamo rilanciare un “fare politica” come espressione alta dell’impegno intellettuale, morale e civile per il “bene comune”.

Dobbiamo costruire un partito riformista, aperto e laico che ha memoria del passato,  guarda al futuro, ha una chiara e riconoscibile identità, frutto solo della sintesi delle culture fondative, nuova nel profilo culturale e valoriale, che ha una vita democratica fertile garantita da regole semplici, dalla trasparenza delle decisioni, da sedi e luoghi certi delle scelte, da un’organizzazione stabile, in una forte autonomia anche dei livelli regionali del partito, che si propone di guidare una coalizione di centrosinistra in una logica bipolare, che si percepisce e agisce come soggetto per il cambiamento, costantemente impegnato a costruire un società più giusta, più libera e più solidale. Pensiamo ad un partito aperto, popolare, diffuso nelle città e nelle comunità locali che vive nella società, che si occupa e preoccupa delle persone, che non esaurisce la sua funzione nella rappresentanza istituzionale e di governo, ma elabora proposte, fa cultura, promuove feste, “dà sale” alla vita democratica italiana.

Dobbiamo indicare a tutti i cittadini, in particolare ai ragazzi e alle ragazze, una ragionevole prospettiva di futuro che risponda alle insicurezze e alle inquietudini della modernità, che scommetta su uno sviluppo fondato sull’economia verde e della conoscenza, sulla diffusione delle tecnologie e dei saperi, sulla coesione e qualità sociale, sul riconoscimento dei meriti e sulla sconfitta di tutte le povertà. Un partito che ha il coraggio delle riforme necessarie, che sa elaborare una nuova cultura politica adeguata alle sfide contemporanee.

Noi vogliamo essere il partito delle donne e degli uomini, un luogo politico nel quale tante donne si sentano a proprio agio, si riconoscano ed aderiscano. Un partito che sappia assumere la differenza di genere come uno dei capisaldi della sua identità politica e operi verso l’obiettivo di una democrazia paritaria, fondata sulla presenza equilibrata di donne e uomini nei luoghi della decisione politica e della rappresentanza istituzionale, obiettivo imprescindibile per costituire una società più giusta, equa e democratica.

Il protagonismo inedito che le donne hanno esercitato nel secolo scorso ha prodotto mutamenti sociali visibili e significativi, nel lavoro, nelle professioni, nel sapere, nella cultura, nell’economia, nella politica ma ha posto anche domande forti alle quali la politica deve trovare in parte risposte: la domanda, innanzi tutto, di qualità sociale che si traduce in un’istanza forte di democrazia della vita quotidiana, di allocazione e governo democratico delle risorse, di ridefinizione dei modelli di sviluppo che debbono tener conto degli uomini e delle donne.

Il PD intende svolgere appieno il suo compito rispondendo a tali domande elaborando regole di convivenza adeguate alla società nel suo complesso, facendo agire fino in fondo il protagonismo degli uomini e delle donne.

“D” come democrazia, “D” come donne: una democrazia è tanto più forte quanto più le donne sono protagoniste con i loro saperi, intelligenze, competenze, bisogni, responsabilità.

Dobbiamo fare tutto questo con coraggio, rigore e responsabilità, con capacità di ascolto e profondo rispetto delle ragioni di tutti. Un partito plurale al suo interno e dialogante con la società, un partito che sa promuovere alleanze nella politica e nella società, un partito che non fa dell’autosufficienza la sua forza, ma costruisce consenso diffuso ed allargato. Un partito non dei “capi”, ma delle idee, delle proposte, dei contenuti. Un partito che fa riscoprire ai cittadini la “bella politica”.

Questo è il partito che pensiamo di fare, valorizzando le tante sensibilità ed esperienze che sono la vera risorsa, generosa ed ampia, del Partito democratico in Italia e in Umbria.

Il PD: partito regionale per l’Umbria di domani

Noi Democratiche e Democratici umbri, nel processo di costruzione del partito nazionale, siamo chiamati ad un compito specifico e decisivo. Dobbiamo superare l’esperienza del “partito dei territori”, fondato sui localismi e, talvolta, sui personalismi. La novità e complessità dei problemi che abbiamo di fronte, dalla crisi economica con il suo carico di perdita di posti di lavoro, alla sfida del federalismo, richiedono un chiaro e riconoscibile cambio di paradigma.

Una visione per l’Umbria del dopo crisi (dalla rigenerazione del Patto per lo sviluppo, l’innovazione e la coesione sociale, ad un’idea guida fondata sul lavoro ad alto contenuto tecnologico e di conoscenza,sullo sviluppo socialmente ed ecologicamente compatibile, sulla rete delle città, sulla filiera paesaggio-cultura-turismo, sul legame tra università, ricerca e innovazione industriale) che non può essere elaborata da una classe dirigente frammentata, conflittuale, ripiegata sulla sua autoconservazione, incapace di aprirsi al cambiamento.

La sfida riguarda l’intera classe dirigente regionale e non solo quella politica, ma non possiamo chiedere all’Umbria uno sforzo di coesione, innovazione e solidarietà se non partiamo da noi, dalle nostre responsabilità e dalla consapevolezza del significativo contributo che potrebbe sempre più dare il PD.

Dobbiamo costruire un partito regionale, federalista,  con una classe dirigente larga, solidale e consapevole del compito strategico, inedito, originale che l’attende. Una classe dirigente impegnata, non a regolare i conti al proprio interno ma a lavorare, ogni giorno, per l’Umbria, a  rinnovare le politiche pubbliche e verificarne l’efficacia, a rendere le amministrazioni efficienti e a misura del cittadino, a ricreare un clima di fiducia verso la “cosa pubblica” come fattore decisivo di competitività economica e crescita civile. Uomini e donne del PD che dedicano tempo ed energie, offrendo intelligenze e competenze, all’Umbria e alle sue città, alla società regionale perché amano la terra nella quale vivono e lavorano.

Costruiamo un partito in grado di “Pensare l’Umbria di domani”, da soggetto protagonista.

Per farlo possiamo contare non solo su solide radici storiche, politiche e culturali ma su nuove gambe snelle e veloci perché fatte di nuove idee, proposte, scommesse  per il futuro. Su una straordinaria risorsa, di esperienze, intelligenze e anche di sogni. Su una organizzazione vera, diffusa, radicata, riconosciuta dai cittadini. Facciamolo “insieme” con coraggio e fiducia, con generosità e responsabilità perché sempre più persone si sentano parte e a proprio agio in questo straordinario progetto che è il Partito Democratico.

Questo testo costituisce una traccia di discussione da sviluppare nel Congresso. Sarà accompagnata da documenti di approfondimento sui problemi qui esposti allo scopo di sollecitare osservazioni e proposte. Da questi arricchimenti verranno contributi utili per il programma che il candidato segretario proporrà alla Convenzione secondo quanto previsto dallo statuto.

DOCUMENTO NAZIONALE

Il prossimo Congresso è l’occasione per rimettere a punto il progetto del PD, il progetto di un partito riformatore, capace di costruire un’alternativa alla destra.
Noi in questo progetto crediamo e vogliamo contribuire a costruirlo con un partito forte e autorevole. Vogliamo farlo portandovi l’esperienza, le storie, le competenze, la passione delle donne.
Dare valore alle donne significa dare più dignità alla politica e più forza al PD.
Vogliamo costruire la nostra forza a partire dal luogo di elaborazione autonoma di cultura, di esperienza, di scambio, di formazione, prevista dal nostro statuto: la conferenza delle donne. L’approvazione del Regolamento nella Direzione nazionale costituisce il primo passaggio verso la sua costituzione.
La nostra forza consiste principalmente nella condivisione di valori che consideriamo irrinunciabili: autonomia, libertà, solidarietà, eguaglianza, democrazia paritaria, laicità, diritti, rispetto della dignità delle donne, merito.
La politica per noi è occuparsi dei problemi concreti delle donne e degli uomini; capacità di ascolto, di lettura dei cambiamenti sociali, strumento per creare una società più eguale e più giusta, impegno civile.
Consideriamo importante la novità che ha contrassegnato la nascita del PD: l’obbligo della presenza del 50% di donne nelle assemblee e negli organismi dirigenti ed esecutivi.
La breve esperienza del PD ci dice però che questo da solo non basta, che dobbiamo dotarci anche di altri strumenti per rendere effettivo quell’obiettivo. Il fatto che le donne elette al Parlamento europeo e alle amministrative siano ancora troppo poche e poche quelle presenti nei vertici del Partito, ci impone di cambiare. Pensiamo innanzitutto all’ampliamento della sfera di autonomia e di potere di cui godiamo, con maggiori spazi nei luoghi della decisione e regole più rigorose per farle rispettare. Da qui in avanti sarà forte e chiaro il nostro no a un uso maschile del 50% che esclude interi pezzi della classe dirigente femminile e tiene conto più delle fedeltà che del merito.
Per parte nostra, ci assumiamo il compito di trovare risposte convincenti alla domanda: quali idee, quali contenuti, quali progetti le donne del PD esprimono per parlare alla società e alle donne italiane?
Quella conquista ci carica di responsabilità nella costruzione del Partito democratico, della sua cultura politica, del suo radicamento territoriale, della sua capacità progettuale, nell’elaborazione di contenuti, nella ricerca del consenso, nel far crescere la partecipazione delle donne alla politica.
Siamo fuori dalla storia del rivendicazionismo femminile; siamo diventate parte di una progettualità riformatrice alla quale intendiamo portare con sempre maggiore chiarezza il nostro contributo originale e autonomo. Questo deve essere chiaro a tutto il Partito che dovrà assumere abitudini di coerenza rispetto al principio della democrazia paritaria.
È una grande sfida che vogliamo raccogliere per dare corpo a una nuova cultura politica. Senza questi passaggi e richiami alla responsabilità di tutti, quel 50% rischia di svuotarsi, anche se le ragioni che hanno portato a quel risultato sono ben fondate e chiare.
Per riuscire a produrre responsabilità dobbiamo darci strumenti efficaci per costruire una nostra forza. E non si costruisce nessuna forza se non disponiamo di luoghi di elaborazione comune, di scambio, di strategie. Altrimenti, il rischio è che il peso politico delle donne diminuisca pur crescendo il loro numero nel partito e negli organismi dirigenti.
La nostra forza sta innanzitutto nella condivisione, nella relazione, nell’unità sugli obiettivi fondamentali.
La partecipazione delle donne, la valorizzazione delle loro competenze, devono sempre più costituire parte importante dell’identità del PD ed essere elemento imprescindibile della modernizzazione del Paese. Tutti gli osservatori rilevano che i Paesi con minore differenziale di genere sul mercato del lavoro, nelle carriere e nelle istituzioni sono quelli che hanno le migliori performances economiche e maggiori capacità competitive. Le donne sono più istruite, si laureano in maggior numero rispetto ai coetanei maschi, chiedono di essere valutate per le loro competenze e abilità. E dunque, per crescere, il paese ha bisogno delle donne e delle nuove capacità che esse esprimono, e le donne hanno bisogno di sviluppo e di più politiche pubbliche.
C’e’ un blocco che bisogna rimuovere. Siamo di fronte a un Paese tra i più diseguali in Europa, che non cresce, che è fanalino di coda per l’occupazione femminile, per la scarsità dei servizi pubblici, per la ridotta mobilità sociale e capacità di innovazione.
In questa condizione di arretratezza e disuguaglianza trova senso il valore generale della democrazia paritaria. Questione che diventa il cuore di un paese fermo e diseguale.
La democrazia paritaria ha un valore cruciale nella costruzione di un nuovo pensiero politico. Non parliamo più di quote, ma di un obiettivo più ambizioso: la partecipazione attiva delle donne alla costruzione delle istituzioni della democrazia e la condivisione dello spazio pubblico da parte dei due generi. Insomma, eguale responsabilità di donne e di uomini nel processo democratico e una nuova idea di convivenza nello spazio pubblico e in quello privato. La cooperazione fra donne e uomini vale infatti anche per lo spazio di cura.
Una politica che voglia investire su valori rinnovati non può non registrare tutto questo nell’elaborazione di una nuova cultura politica.
Non c’è modernizzazione del Paese, ma non c’è neanche partito nuovo, se le donne non sono protagoniste.
Da tempo non è più la debolezza femminile la chiave delle politiche di genere, ma il riconoscimento delle abilità e delle competenze di cui le donne individualmente dispongono e del fatto che si considerano queste abilità e competenze una ricchezza per tutta l’umanità, per il tessuto civile e culturale, per la famiglia come per l’economia. Noi vogliamo farci interpreti di questo rovesciamento di prospettiva e del riconoscimento della legittimità del desiderio di potere pubblico da parte delle donne.
Sappiamo che il nostro orizzonte oggi è sempre più quello europeo, che le istituzioni europee dispongono di strumenti efficaci per affermare i principi di parità e di eguale cittadinanza. Ma noi dobbiamo fare la nostra parte affinché le direttive europee vengano recepite nelle forme più giuste, a favore della non discriminazione delle donne. Ma purtroppo, tutti gli obiettivi di Lisbona che ci riguardano sono stati finora mancati.
Nei mesi scorsi abbiamo cominciato a elaborare le linee di un nuovo Welfare, più in grado di interpretare i nuovi bisogni delle donne e delle famiglie, per far fronte alla crisi economica che sta penalizzando soprattutto le donne, più precarie e più numerose nei lavori atipici. Abbiamo fatto proposte per le famiglie, per l’occupazione femminile, per la conciliazione e la condivisione, per la salute delle donne. Ma dobbiamo capire meglio cosa si muove nella realtà sociale e culturale italiana, europea e mondiale per essere all’altezza di una proposta di governo efficace e in sintonia con il sentire e le domande delle donne italiane. Anche questo vuol dire costruire una nuova cultura politica.
La libertà e la responsabilità, come l’uguaglianza, sono valori per noi preziosi.
Lo spettacolo che ha dato la destra nella fase delle candidature alle europee e alle amministrative, inserendo nelle liste donne scelte non per la loro esperienza, ma con criteri puramente estetici o di scambio di favori, ci offende e lede la dignità di quante praticano la politica con passione e competenza. Rifiutiamo con sdegno la concezione delle donne come oggetti d’uso, oggetti da utilizzare e scambiare, che ci riporta indietro di anni, a epoche nelle quali la donna era soprattutto corpo da esibire o da possedere, un soggetto da tenere sotto controllo. Se, poi, questa pratica è promossa da alte figure istituzionali, diventa un modello da imitare per fare carriera e guadagnare facilmente un posto di visibilità e di successo. Si confonde la libertà, anche quella sessuale, con lo scambio sessuale. L’immagine della donna che propone la destra non fa che rafforzare gli stereotipi legati al ruolo e al corpo femminile. E preoccupa ancora di più che ciò avvenga nell’indifferenza di gran parte dell’opinione pubblica.
Le donne che con fatica e tenacia lavorano e si impegnano in famiglia e al lavoro, nella società e nelle istituzioni, quelle che studiano e che vogliono essere valutate in base al merito, si sentono umiliate dalla concezione che questa destra esprime.
La laicità dello Stato è un altro dei valori per noi irrinunciabili. Essa costituisce per le donne l’unica modalità di convivenza che può garantire diritti e libertà. Laicità è innanzitutto autonomia della politica, pluralismo delle concezioni religiose e morali, garanzia di libertà e diritti nella convivenza democratica. Negli ultimi mesi ci siamo trovati a discutere faticosamente di temi eticamente sensibili, come il testamento biologico. La discussione ha dimostrato che in quell’area tematica per noi c’è un punto problematico che va sciolto. Quella stessa discussione ha però dimostrato anche che punti veri di mediazione sono possibili attraverso un confronto franco, sereno, costruttivo. La piena laicità, nel rispetto di tutte le posizioni etiche e religiose, presenti anche nel nostro Partito, è la vera sfida del PD. Una pratica che, insieme col PD, fa crescere anche la civiltà politica del nostro Paese.
Quando parliamo di libertà, dobbiamo parlare anche di lotta alla violenza sulle donne. Un tema su cui siamo da sempre impegnate. In qualche periodo la frequenza di omicidi e di violenza è tale da far pensare a un vero e proprio desiderio degli uomini di continuare ad affermare la propria superiorità con la prevaricazione, punendo la donna che non sta al suo posto, distruggendone la personalità con la violenza fisica e psicologica. Vogliamo riprendere, dopo l’appello contro la violenza sulle donne, firmato da diverse migliaia di cittadine e cittadini, una campagna di sensibilizzazione culturale nel nome del rispetto del corpo, della libertà e della dignità della donna, con il coinvolgimento anche degli uomini. Solo insieme – donne e uomini rispettosi della libertà femminile – potremo pensare di riuscire a sconfiggere la violenza sulle donne che sempre più ci appare una barbarie da superare e cancellare.
Noi ci ispiriamo alla Piattaforma di Pechino: “La violenza contro le donne è un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi di uguaglianza, sviluppo e pace. La violenza contro le donne viola, indebolisce o vanifica il godimento da parte delle donne dei loro diritti umani e delle loro libertà fondamentali”. E consideriamo vincolante la Dichiarazione dell’ONU, approvata a Vienna nel 1993: “I diritti umani delle donne e delle bambine sono inalienabili e parte integrale e indivisibile dei diritti umani universali. La violenza di genere e tutte le forme di molestie e di sfruttamento sessuale, incluse quelle che risultino dal pregiudizio culturale e dal traffico internazionale, sono incompatibili con la dignità e il valore della persona umana, e perciò devono essere eliminate”.
Il nostro pensiero va a tutte le donne che nel mondo sono vittime della violenza, della discriminazione religiosa e politica: alle giovani donne iraniane uccise durante le manifestazioni per rivendicare democrazia e diritti, al premio Nobel per la pace Shirin Ebadi che si batte con grande coraggio per la democrazia nel suo Paese, ad Aung San Suu Kyj in Birmania, ancora detenuta. A tutte loro la nostra attiva solidarietà.

Questa è la base di un patto comune di autonomia e di unità: ci impegniamo a continuare a tessere un filo forte che ci tenga unite nel pluralismo anche durante e dopo il Congresso, per ritrovarci insieme e conquistare nuovi traguardi dentro il Partito e nella società.

 

 

il cannocchiale

il cannocchiale

iniziativa 28 luglio

Il congresso del Pd è entrato nel vivo, si avanzano candidature e stanno emergendo proposte sui contenuti, sulla fisionomia e sulla forma partito. Quale ruolo possono svolgere le donne? Dipende essenzialmente, dall’impegno che le stesse donne sapranno mettere in campo. Certo, non sono state poche le difficoltà incontrate nell’ultimo anno, ma abbiamo fatto esperienza del fatto che una presenza organizzata delle donne è la condizione senza la quale esse perdono di incisività sui contenuti, sui progetti, sulla comunicazione. Abbiamo incassato il successo della parità fra uomini e donne nelle liste per l’assemblea nazionale e negli organismi dirigenti, che vuol dire riconoscere alle donne una parte cofondativa nella nascita del nuovo partito. Ma abbiamo anche dovuto fare i conti sia con chi riteneva esaurito il compito della promozione della parità di genere col raggiungimento dell’obiettivo del 50%, sia col fatto che, al dunque, sono state varate segreterie con una esigua presenza femminile. Via via, le donne sono quasi scomparse dai luoghi delle decisioni e rischiamo di essere numericamente più forti, ma di pesare di meno nei processi decisionali. Basti pensare che in Umbria, nonostante gli impegni presi dalle assemblee del Partito, ben poche strutture, tanto comunali quanto provinciali, hanno individuato la responsabile delle pari opportunità e delle politiche di genere. Sarebbe importante, invece, costruire un luogo autonomo delle donne e lavorare a un documento che impegni le democratiche, indipendentemente dalla scelta congressuale, a restare unite sulla base della condivisione di valori, idee, pratiche politiche. Le democratiche devono, poi, assumersi la responsabilità piena di quel 50% ed essere parte del progetto riformatore del Pd, segnarne la fisionomia con autonomia e proposte concrete, convinte che la democrazia paritaria abbia un valore cruciale nella costruzione di un nuovo pensiero politico. Non parliamo più di quote, ma della partecipazione attiva delle donne alla costruzione delle istituzioni della democrazia e la condivisione dello spazio pubblico da parte dei due generi. Insomma, eguale responsabilità di donne e di uomini nella cofondazione della democrazia e una nuova idea di convivenza nello spazio pubblico e in quello privato. Può il Pd non assumere questo valore? Nei mesi scorsi sono state lanciate proposte per un nuovo welfare, più in grado di interpretare i nuovi bisogni delle donne e delle famiglie, per far fronte alla crisi economica che sta penalizzando soprattutto loro, più precarie e più numerose nei lavori atipici. Si sta lavorando a proposte per l’occupazione femminile, per la conciliazione e la condivisione e per le famiglie. A campagne contro la violenza sulle donne e lo sfruttamento sessuale del loro corpo. A Perugia le democratiche hanno affrontato con coraggio e determinazione la campagna elettorale, riuscendo a eleggere sei donne in consiglio comunale. Quattro donne, di cui due elette nel Pd, sono entrate nella giunta comunale, con incarichi delicati e importanti, una donna è stata chiamata nell’esecutivo provinciale. Tanto in Comune quanto in Provincia sono state, poi, istituite deleghe in esecutivo alle pari opportunità. Un risultato che gratifica e premia l’impegno messo in campo da tutte le donne del Partito Democratico. Le donne del Pd sono, dunque, convinte che libertà, responsabilità, eguaglianza, solidarietà, pari opportunità, laicità sono valori irrinunciabili e che senza un protagonismo femminile non si può costruire un partito con una cultura democratica moderna. E che questo è sicuramente un elemento che ci differenzia dalla destra. Noi vogliamo dare sostanza a un politica basata sui talenti, sulle capacità, sulla passione, sulla convinzione ideale, sulle proposte di cambiamento. Questa è la nostra sfida comune.

Stefania Fiorucci
Portavoce Democratiche Perugia

CIAO MICHAEL

 

Le Democratiche di Perugia esprimono viva soddisfazione per la nomina in Giunta comunale di ben quattro donne – di cui due elette nella lista del Pd – oltre che per la sensibilità dimostrata dal Sindaco Boccali verso le politiche di genere, testimoniata dall’importanza delle deleghe affidate alle Assessore del Pd (l’Urbanistica a Valeria Cardinali, l’Ambiente a Lorena Pesaresi) e dalla creazione di una specifica delega in Esecutivo dedicata alle Pari Opportunità, di cui si occuperà Pesaresi.
Le donne sono una grande risorsa per la vita politica dell’Italia e possono davvero fare la differenza. Il grado di civiltà di un Paese si misura anche dalla presenza femminile nei luoghi della rappresentanza e in questo senso oggi Perugia fa un ulteriore passo avanti. La nomina di quattro Assessore donne, inoltre, gratifica e premia l’impegno messo in campo da tutte le donne del Partito Democratico in campagna elettorale. Impegno che ha portato in primo luogo alla composizione di una lista condivisa, competitiva e davvero rappresentativa della società cittadina e dell’universo femminile e, in secondo luogo, all’elezione di ben sei consigliere comunali donne del Pd, che ora si troveranno in prima linea nel difficile ma affascinante compito di amministrare la città di Perugia. Le Democratiche di Perugia fanno i migliori auguri di un buon lavoro al Sindaco Wladimiro Boccali e a tutte le donne elette al Comune di Perugia e nominate nella Giunta comunale.

CATIUSCIA MARINI

eco

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